Le Fuesne

Il Dialetto Comacchiese

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Il dialetto comacchiese, come del resto la maggior parte dei dialetti, va scomparendo sotto la spinta sempre più soffocante del fenomeno ormai generalizzato di italianizzazione sia dei vocaboli, sia delle strutture grammaticali che modificano e sconvolgono la vera natura del vernacolo.
Comacchio ha vissuto in un completo isolamento ed è rimasta separata dalla terra ferma, fino alla metà dell’Ottocento.
Questo senso di chiusura, ha determinato usi e costumi, giochi, usanze, abitudini, modi di dire, una alimentazione particolare essenzialmente a base di pesce e cacciagione e soprattutto un dialetto completamente diverso dagli altri, anche dalle vicine frazioni (Magnavacca, ora Porto Garibaldi, S. Giuseppe, Vaccolino, Volania), che pur distanti pochi chilometri da Comacchio, parlano un dialetto comprensibile in tutta la zona del ferrarese, diversamente da quello comacchiese che ha una propria identità, una propria ‘faccia’ che, lo rende unico, in nessun modo confondibile.
Un isolamento talmente radicato, che fino alla fine dell’Ottocento si riscontrava anche tra i vari quartieri del centro abitato, forsanche di comunità famigliare, dove era possibile notare, a livello linguistico, differenti articolazioni, accenti, vocaboli, intonazioni nella parlata.
Un divario, seppur sottile, ma che in certe parole si avvertiva, cambiandone non il significato ma la pronuncia.

A San Pietro, quartiere posto sul versante della valle, all’estremo del paese, dove gli abitanti vivevano a stretto contatto con un paesaggio formato di acqua e cielo gli zoccoli diventavano cùesp al posto di còsp; carnàs al posto di cadnàs, catenaccio; uşbdël al posto di uşdël, ospedale; ùerb al posto di òrb, orbo; uećć al posto di òćć occhi; tiémp al posto di tèmp, tempo; diént al posto di dènt, denti; cstiàη al posto di stiàη, persona; tanto per citare alcuni esempi.
I fiocinini, pescatori per la maggior parte di frodo, usavano un linguaggio stretto e spesso deformato; cosi pure le guardie vallive e i guardiani di valle.
“Un dialetto sviluppatosi nei secoli per conto proprio, a causa appunto del completo isolamento in cui la città lagunare si è venuta a trovare per le acque che la circondavano da ogni parte. Isolamento, spazi amplissimi, silenzio assoluto rotto soltanto dal canto degli uccelli o dallo sciabordare di remi e paradelli, hanno fatto che la parlata comacchiese assumesse toni, fonemi e vocali con circonvoluzioni, curve, semitoni e code sconosciute ad altri dialetti”. (1)

(1) Giuseppe Bini “Anecdota” anno 1 n.2 anno 1991 pag. 147

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Foto Compagnia
Comacchio
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